La 41ª Ryder Cup agli Stati Uniti (17-11)

Una gara fantastica che riporta il trofeo nelle mani degli americani

03/10/2016

Gli Stati Uniti hanno vinto con largo margine sull’Europa (17-11) la 41ª Ryder Cup, sul percorso dell’Hazeltine National GC, a Chaska nel Minnesota. Il risultato ha premiato la squadra più meritevole e ha assecondato il desiderio di tutta una nazione, che chiedeva di cancellare le tre sconfitte subite prima di questo match. Sul campo è stato grande spettacolo, tecnico ed agonistico come raramente è dato a vedere, con alcuni incontri in cui il golf espresso è stato definito “stellare”. Basta citare quelli nella giornata finale tra gli straordinari Patrick Reed e Rory McIlroy (1 up per l’americano) e tra Phil Mickelson e Sergio Garcia (pari).

 

Sulla formazione affidata al nordirlandese Darren Clarke ha pesato il devastante 0-4 nei foursomes d’apertura, forse anche dal punto di vista morale e nervoso. C’è comunque stata reazione nelle due successive frazioni in cui i continentali hanno quasi rimesso in piedi il punteggio (6,5-5,5 dopo un 3-1 nei fourballs e un 2,5-1,5 nei foursomes), ma il parziale favorevole agli americani negli ultimi fourballs (3-1 e 9,5-6,5) ha in pratica chiuso il conto. Prima dei singoli si è evocato il miracolo del Medinah CC (2012) in Illinois, quando gli europei si portarono via il trofeo partendo da un 6-10, ma quella era un’altra formazione, molto più forte, e trovò anche un team avversario più molle.

 

Era nei doppi che l’Europa doveva trovare quei tre o quattro punti di vantaggio che le avrebbero consentito di contrastare la superiorità nei singoli americana (parziale 7,5-4,5), ma è andata così, come si pensava tutto sommato alla vigilia. Dunque USA a godersi il successo e continentali a pensare alla rivincita di Parigi nel 2018.

 

Nelle prime buche della giornata finale l’Europa ha addirittura potenzialmente superato i 14 punti che le servivano almeno per pareggiare e conservare il trofeo come detentori, poi le cose poi sono rapidamente precipitate. Clarke aveva messo gli uomini migliori nella parte alta del tabellone, come del resto Love III, e i primi sei se la sono giocata, anzi l’Europa ha prevalso nel mini confronto con le tre vittorie di Henrik Stenson (3/2 su Jordan Spieth), del magnifico Thomas Pieters (3/2 su J.B. Holmes), di Rafael Cabrera Bello (3/2 su Jimmy Walker) e con il pari tra Garcia e Mickelson. Sull’altro fronte i due successi americani di Reed (1 up su McIlroy) e di Rickie Fowler (1 up su Justin Rose). Il punto debole continentale era tutto nella parte bassa del tabellone dove Ryan Moore, Brandt Snedeker, Dustin Johnson, Brooke Koepka e Zach Johnson non hanno lasciato alcuna chance rispettivamente a Lee Westwood, Andy Sullivan, Chris Wood, Danny Willett e a Matthew Fitzpatrick. Unica eccezione Martin Kaymer che, in rimonta, ha superato Matt Kuchar (1 up).

 

Tra gli europei i migliori sono stati Thomas Pieters (4 vittorie, una sconfitta), che ha stabilito il record di punti raccolti (4) da un debuttante, Rory McIlroy (3 vittorie tutte con Pieters in doppio e due sconfitte) e Rafael Cabrera Bello, altro debuttante e unico imbattuto del team (2 vittorie e un pari), troppo frettolosamente messo da parte nei doppi da Clarke. Hanno lottato con alterne fortune Stenson, Garcia e Rose e sono mancati alle attese le due wild card Kaymer (in forma precaria) e Westwood (tre sconfitte) e i debuttanti Andy Sullivam Danny Willett e Matthew Fitzpatrick (nessun punto conquistato). Un po’ meglio Chris Wood (una vittoria in doppio e sconfitta nel singolo), che forse meritava miglior attenzione.

 

Gli statunitensi hanno avuto in Patrick Reed il trascinatore, implacabile nel gioco corto e autore di una serie di putt al limite dell’incredibile. Tutti, comunque, si sono espressi ad altissimo livello e, in particolare, hanno vinto per distacco il confronto nel putting con gli europei. Forse per la prima volta nella storia gli USA, individualisti per natura, hanno fatto squadra. Nessuno è rimasto a zero nella casella dei punti conquistati e solo Brandt Snedeker ha terminato da imbattuto con tre vittorie su tre match. Note di merito per Mickelson, autentico collante del team, per Koepka, debuttante senza timori (3 vittorie su 4 incontri) e per Ryan Moore, che ha firmato il 15° punto (1 up su Westwood), quello della vittoria, e sarà ricordato soprattutto per tale motivo. Ampia sufficienza per tutti gli altri.

 

Le interviste – Raggiante Davis Love III, che ha potuto anche riscattare il rovescio del Medinah GC, dove era stato capitano: “Sono orgoglioso di questi ragazzi. Su di loro c’era la pressione maturata in due anni, ma hanno saputo sopportarla e hanno giocato benissimo. Siamo stati sempre compatti, uniti ed è stato eseguito un grande lavoro di squadra. Sul campo si è visto eccellente spettacolo e anche gli europei vi hanno contribuito in maniera sostanziale. E’ stata una grande Ryder Cup, di alto contenuto tecnico, combattuta e io sono stato certo di averla vinta solo quando abbiamo ottenuto il quindicesimo punto”

 

Ovviamente diverso l’umore di Darren Clarke: “Sono amareggiato, deluso, ma non potevo chiedere di più ai miei, Tutti si sono battuti al massimo delle loro possibilità, hanno fatto quanto avevo chiesto, ma la compagine di Davis Love III è stata impeccabile”.

 

E’ rimasto costantemente dietro le quinte Tiger Woods, uno dei vice capitani USA, lui di solito primo attore: “Non è stato importante aver partecipato all’evento in maniera diversa dal mio solito – ha detto – ma ho fatto parte di una formazione che ha vinto. Non fa differenza giocare per il solo orgoglio in Ryder Cup oppure quando ci sono dei dollari in palio: in realtà si è sempre, in primo luogo, motivati dall’orgoglio. Il mio ruolo? Era quello di aiutare il team nel miglior modo possibile e spero di averlo fatto”. Prossimo il suo ritorno alle gare

 

Il pubblico – La Ryder Cup, è noto, cancella il fair play e l’etichetta che sono tra le bandiere del golf. Dunque tifo da stadio, giocatori disturbati mentre stavano per eseguire dei colpi, americani compresi, e qualche offesa. Il pubblico americano, come di consueto, si è dimostrato un po’ più “caldo”, diciamo così, di quanto lo sia solitamente quello europeo.

 

Per come sono andate le cose in alcuni momenti, a qualcuno in sala stampa è venuta l’idea di chiedere come si comporteranno gli spettatori europei a Parigi. Alla domanda ha risposto Rory McIlroy, che ha subito le intemperanze forse più degli altri: “Non ci saranno ripercussioni nel prossimo incontro in Francia. Penseremo solo a giocare come lo faranno i nostri avversari. In campo noi giocatori di entrambi i team abbiamo tenuto una condotta esemplare. Dovrebbe essere così anche fuori delle corde, tuttavia pochi che si comportano male non possono rovinare una grande festa e vanno isolati”.